Buongiorno cari lettori (qualora ve ne siano), oggi parliamo di Libia! 

La Libia è un paese attualmente in guerra. Dal 2011 ci sono state 3 guerre civili nel territorio che attualmente vedono contrapposti due noti leader: da un lato, il generale Khalifa Haftar, l’uomo che sogna di riunificare la Libia militarmente, come un redivivo Gheddafi; dall’altro, il Governo di Fayez al-Serraj, il premier voluto dalle Nazioni Unite nel gennaio del 2015 con la sigla del Governo di accordo nazionale (Gna).

La differenza tra i due? Il primo è un leader senza legittimità internazionale, il secondo è un leader senza legittimità interna. 

QUALI SONO LE CONSEGUENZE? 

Sebbene questi dati possano sembrare interessanti (e lo sono) per accrescere la nostra cultura generale sulla situazione geopolitica mondiale, vediamo quali sono i riflessi di questi scontri interni verso i civili … 

Come riportato nel Humanitarian Situation Report sulla Libia dell’Unicef sono almeno 250.000 i bambini con necessità di assistenza umanitaria in Libia. 

Inoltre, il conflitto, come riporta anche Save The Children, è spesso combattuto in zone densamente popolate comportando la distruzione di scuole, ospedali, luoghi di culto. Tutti luoghi protetti formalmente dal dritto internazionale umanitario che non devono essere oggetto di bombardamenti o di un utilizzo indiscriminato.

Sempre Save The Children riporta che molti bambini hanno dovuto abbandonare le loro case, spesso rimanendo in prossimità di zone di guerra, dove l’approvvigionamento di cibo  e cure mediche è difficile da realizzare.

QUALI SONO GLI INTERESSI IN GIOCO DI QUESTA GUERRA CIVILE? 

Le pedine nella plancia sono 3: Italia, Francia e Libia. Tuttavia, questo non è Risiko, è la vita reale; chi lancia i dadi non è un nerd assetato di vittoria, ma leader politici e militari che giocano con armi vere; le pedine non sono plastica colorata in diversi colori, ma persone in carne e ossa che ogni giorno perdono la vita. 

L’appoggio francese è controverso. Parigi è stata la prima città europea visitata dal Generale Haftar. La Francia aveva votato contro una risoluzione del Parlamento europeo per chiedere l’interruzione dell’avanzata di Haftar. 

Inoltre, Macron (presidente della Repubblica presidenziale francese) ha interesse a scalzare l’Italia dai rapporti con la Libia per intercettare corridoi economici relativi alle risorse petrolifere del Paese. 

Altro dato interessante è la salute fisica (non disquisiamo di certo su quella mentale sicuramente lucida e lungimirante) del Generale Haftar. 

Egli ha 75 anni, non proprio un Alessandro Magno della situazione. In più, si è mosso tra la Francia e la Giordania per farsi curare. 

Quindi, anche laddove dovesse nel giro di qualche hanno riuscire nella sua ambiziosa opera di riunificazione militare della Libia, quanto durerà? Cosa accadrà quando la vita del Generale avrà fatto il suo corso?

LA SITUAZIONE DEI MIGRANTI: I CENTRI DI DEPORTAZIONE

Il riflesso di questa guerra, che sottende interessi economici e politici, non sono solo le persone e i bambini già residenti nel territorio libico, ma anche i migranti. 

Come riporta Save The CHildren, dal momento in cui varcano i confini libici rischiano di perdere la vita, di essere torturati, di subire abusi, di essere imprigionati e arbitrariamente privati della libertà, di subire violenze sessuali e stupri, discriminazioni di genere, di essere ridotti in schiavitù e di essere vittime di estorsioni e sfruttamento. 

Secondo la United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL) e l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), sono molte le persone che sono morte dopo esser state colpite da armi da fuoco, torturate fino alla morte, o semplicemente lasciate morire di fame o a causa di malattie gravi.

Secondo il report 2018-2019 dell’UNHCR, nel 2019 almeno 750 persone hanno perso la vita o risultano disperse nel Mediterraneo Centrale. Seppure gli arrivi via mare dalla Libia siano diminuiti (da 23.370 nel 2018 a 11.471 nel 2019), la rotta si conferma quindi essere ancora la più pericolosa.

CHE NE È DEL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO? 

Come spero sembri chiaro dalle informazioni riportate, in questi contesti sembra che il diritto internazionale umanitario sia solo rappresentazione di un simpatico teatrino degli Stati di fronte all’opinione pubblica. 

Infatti, violazioni e abusi del diritto internazionale vengono perpetrati ogni giorno. 

In secondo luogo la Libia non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 e il suo Protocollo del 1961, che rappresentano il principale strumento di protezione dei rifugiati. 

La Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2019 ha riunito i principali attori di questa guerra al fine di ricercare con le stesse parti in causa una soluzione pacifica al conflitto. 

Adesso c’è solo da aspettare che tutti i punti della dichiarazione vengano ratificati.