A completamento del precedente articolo si riporta un passo dal libro di Blessing Okoedion:

Quando siamo arrivati, però, mi sembrava di essere tornata in Africa. C’erano africani ovunque, che non facevano niente. Che strano… «Ma dove sono finita?», mi chiedevo. «Benvenuta a Castel Volturno!», mi ha detto allora quell’uomo, come se mi leggesse nel pensiero. Ma aveva un tono ambiguo, come se mi stesse prendendo in giro. Mi ha portata in un appartamento dove c’erano altre quattro ragazze. Ho aspettato lì circa tre ore, finché è arrivato un uomo con sua moglie. Dicevano di essere venuti a prendermi.

Una volta in macchina, la moglie ha cominciato a farmi delle domande: «Sai cosa devi fare?». Ho risposto di sì. Lei usava la parola work e io pensavo ai computer. La donna insisteva: «Lo sai che devi “catturare” gli uomini, vero?». E io scherzando: «Ma senza pistola, come faccio?». Solo che non era uno scherzo. Quando mi parlavano di lavoro, io pensavo al negozio d’informatica, loro a tutt’altro. Una volta arrivati a casa mi hanno detto che c’era un posto dove avrei lavorato la mattina, ma ne stavano cercando un altro per la sera. «Perché mi state cercando un lavoro? – ho chiesto -. Pensavo ci fosse già un lavoro per me…». Cominciavo a insospettirmi. Poi il marito mi ha detto che dovevo comprare dei vestiti con la moglie e che la sera sarebbe venuta una donna a prendermi. Ma di che lavoro stavano parlando? Ho chiesto quanto mi avrebbero pagato. Allora il marito si è spazientito e, senza troppi giri di parole, mi ha detto che ero io che dovevo pagare loro: 65 mila euro! E che per farlo, dovevo prostituirmi” … “Non potevo protestare o ribellarmi. Avevo bisogno di tempo per pensare a quello che avrei dovuto fare. Ma non c’era tempo e non riuscivo a pensare.

(Dal libro “ll coraggio della libertà. Una donna uscita dell’inferno della tratta” scritto da Blessing Okoedion e la coautrice Anna Pozzi, con la prefazione di Dacia Maraini e la postfazione di suor Rita Giaretta)