It’s a crime.

Nel 2015 l’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si riferì così alla tratta degli esseri umani. La chiamò con il suo nome, crimine. All’apertura del 13° Congresso ONU dedicato alla prevenzione del crimine e la giustizia penale disse che “la tratta di esseri umani è uno dei mali più vergognosi, una violazione spietata dei diritti umani in cui si commerciano, vendono, sfruttano, abusano e rovinano vite umane. Nessun paese è immune e sono in gioco milioni di vite. Dobbiamo assumere una posizione coesa, accendere i riflettori sul fenomeno, mettere i trafficanti dietro le sbarre e assicurare protezione e sostegno alle vittime e alle persone vulnerabili”.

 

Accendere i riflettori sul fenomeno, chiedeva Ban Ki-moon quattro anni fa. Eppure, nonostante il fenomeno sia in continua crescita, il 18 novembre è passato pressoché sotto silenzio. Si celebrava la Giornata europea contro la tratta di esseri umani, istituita nel 2006 dalla Commissione Europea.  Si sono visti palazzi illuminati di arancione, la Mole Antonelliana “vestita” da testimonial, iniziative sui social e in qualche piazza. Ma se ne è parlato poco. Troppo poco. Quasi che questo crimine non facesse notizia.

Eppure la tratta di esseri umani è il crimine del nostro tempo che si sta diffondendo con più velocità. Un reato che riguarda anche i minori: reclutati, trasportati, trasferiti, ospitati o accolti a scopo di sfruttamento. Assumendo forme diverse come la prostituzione forzata, il lavoro forzato, la schiavitù, l’asservimento, il prelievo di organi.

Un fenomeno che coinvolge tutto il mondo. Con trafficanti presenti in tutta Europa. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro sono più di 40 milioni le vittime di tratta di esseri umani. E il 25% di loro è composta da minori. Quindi, una vittima su quattro della tratta è un bambino, una bambina o un’adolescente. Un crimine che negli ultimi anni si è potenziato attraverso l’uso della tecnologia, che permette di gestire, vendere e guadagnare per mezzo delle cripto valute, rendendo molto complicato capire chi si nasconde dietro ogni movimento finanziario.

Otto milioni di bambini venduti online. Un dramma silenzioso che si consuma invisibile nel silenzio del mondo occidentale. L’Europa, si diceva. Perché ad analizzare l’universo dei trafficanti degli esseri umani si scopre che non c’è differenza fra i mondi. Tutti sono coinvolti. Nel “resto del mondo” il primato spetta ai nigeriani con il 27,3%, seguiti dai turchi (18,8%), dagli albanesi (16,2%), dai brasiliani (12,9%), dai marocchini (6,5%) e dai cinesi (6,4%). In Europa a guidare la classifica dei trafficanti di esseri umani sono i rumeni con il 21%, seguiti a ruota dai bulgari con il 20%, dai trafficanti di origine belga (18%), da quelli tedeschi (11%) e spagnoli (7%).

Bambini venduti ad orchi senza scrupoli. I dati della Internet Watch Foundation parlano chiaro: nel 2018 sono stati esaminati 229.328 siti di cui 105.047 dal contenuto pedopornografico: il 23% mostrava violenza o torture sessuali commesse su minori. Numeri sconcertanti, di fronte ai quali è difficile rimanere impassibili. Un allarme esponenzialmente in crescita, confermato dalle informazioni e dalle statistiche fornite dalla cyberTipline del National Centre for Missing and Exploited Children (NCMEC), che sostiene come nel 2014 i casi siano aumentati di un milione, nel 2015 di 4 milioni e nel 2016 di 8 milioni. E Microsoft ci racconta che ogni giorno vengono scaricate più di 720mila immagini rappresentanti abusi sessuali sui bambini.

E in Italia? La situazione è in perfetta linea con il trend mondiale. Nel 2017 sono state registrate 532 denunce e 43 arresti per pedopornografia. La polizia di Stato ha determinato come coinvolti ben 28.560 siti internet, 2.077 dei quali sono stati inseriti nelle black list. L’anno scorso i siti internet segnalati sono aumentati fino ad arrivare a 33.086, 2.182 dei quali inseriti nelle black list. Rilevante e preoccupante anche l’adescamento dei minori online, con 437 casi trattati che hanno portato alla denuncia di 158 persone e all’arresto di 19.