Premetto che il seguente articolo è uno di quegli articoli per cuori forti, uno di quelli che preferiremmo non leggere ed ignorare. E’ difficile infatti guardare direttamente negli occhi la brutalità, viverla, ma è altrettanto difficile venirne a conoscenza, con la consapevolezza di essere completamente inutili e di non aver alcun mezzo per cambiare la realtà dei fatti.
Il caso che oggi riporto è il caso dell’India, paese complicato, attraversato da cima a fondo da etnie completamente diverse, caratterizzato dall’estrema povertà, dall’analfabetismo dilagante, da un sistema suddiviso in caste e da un solido modello patriarcale.

Come riporta “Avvenire”, dal 2012, in India sono state oltre 150 mila le denunce per abusi sessuali sui bambini, raccolte dai commissariati di tutto il Paese. I dati emergono da un’indagine nazionale commissionata dalla Corte Suprema, la quale con un’ordinanza ha imposto al governo federale di istituire, entro due mesi, in ciascun distretto del paese, uno speciale tribunale minorile per esaminare con assoluta priorità le denunce di abusi sessuali sui bambini.
Questi tribunali speciali verranno aperti nelle regioni più a rischio come Uttar Pradesh ( 44.000 violenze denunciate) e Maharastra (19.000).
Il problema però non è svelato solo adesso, ma già nel 2012 venne approvato un programma nazionale chiamato Pocso, (Protection of Children from Sexual offences) che aveva gli stessi obbiettivi dell’ordinanza del 2019, ma che è rimasta inattuata a causa dell’ inefficienza del governo e anche probabilmente alla scarsa rilevanza attribuita alla problematica.

Riporterò ora degli esempi, che preferirei non leggere, né tanto meno riportare ma che danno l’ idea di quanto il problema sia di abissale profondità.

Il Globalist, il primo agosto 2019 riportava: “Orrore in India: una bambina di 3 anni violentata dai pedofili e poi decapitata. La piccola, poverissima, dormiva in strada con la madre quando un uomo l’ha presa e portata via ancora addormentata. Grazie alle telecamere la polizia ha arrestato tre persone.”
Tra gli uomini che arrestati vi era anche il compagno della madre della bambina, complice del delitto.
“I tre uomini hanno confessato di avere violentato, strangolato e decapitato la bambina”, le parole dell’ufficiale di polizia Ehtesham Waquarib. Uno dei sospettati, recentemente era stato in carcere per avere rapito e tentato di uccidere un’altra bambina nel 2015.

Altra sconcolgente notiza proviene dall’ Uttar Pradesh dove, il 29 Maggio 2014 , l’ Huffington post titolava: “India, stupro di gruppo per due ragazzine. Poi il branco le impicca a un albero di mango. Due sono poliziotti”
Le due sorelle apprtenevano ad un gruppo “senza casta”, senza importanza senza dignità.
L’ Huffington riporta ancora: “Centinaia di abitanti di Katra si sono seduti sotto l’albero a cui erano appesi i cadaveri, rifiutando di andarsene e restando fermi in silenzio in protesta contro l’inazione della polizia. La tv indiana ha trasmesso immagini in cui si vedono uomini e donne ai piedi dell’albero, da cui pendono i cadaveri che si muovono al vento, e che impediscono alle autorità di rimuoverli. La polizia non ha infatti accolto la denuncia o contribuito alle ricerche quando la famiglia delle giovani ha denunciato la loro scomparsa, poi non ha arrestato nessun sospetto sino a quando grazie alle proteste non sono intervenuti i rappresentanti del governo locale. Alcuni poliziotti del villaggio sono stati sospesi.”

Non credo esistano parole, lettere che possano commentare simili barbarie, sembra inutile iniziare a discutere di giustizia, in quanto tali vicende esprimono da sole le lacrime, la tristezza e l’ orrore delle quali esse sono intrise. L’unica utilità che noi possiamo avere è prenderne consapevolezza e non ignorarle come di solito facciamo, ricordandole ed agendo nel quotidiano di conseguenza.