“Internet può essere un luogo minaccioso e pericoloso per le donne. Non è un segreto che la misoginia e le molestie prosperano sulle piattaforme online ma questo sondaggio dimostra quanto possano essere dannose le conseguenze per le donne prese di mira“, ha dichiarato Azmina Dhrodia, ricercatrice di Amnesty International su Tecnologia e diritti umani.“Siamo di fronte a qualcosa che non finisce quando cessi di essere online. Puoi ricevere minacce di morte appena apri una app, o vivere nel terrore che foto erotiche o intime circolino in rete senza il tuo consenso. Il tutto con una velocità incredibile: un tweet molesto può generare nel giro di pochi minuti un’ondata d’odio. Le compagnie che gestiscono i social media devono iniziare a prendere seriamente in considerazione questo problema“, ha proseguito Dhrodia.

Secondo Amnesty International, in Italia almeno una donna su cinque ha subito molestie e minacce online. Lo rivelano i dati della ricerca che Amnesty International ha commissionato all’istituto Ipsos Mori che ha coinvolto circa 4000 donne di età compresa tra i 18 e i 55 anni in otto paesi. In Italia su 501 donne intervistate, 81 hanno subito molestie o minacce online, 62 delle quali sui social media. In particolare, un quinto di loro (16%) ha subito molestie o minacce almeno una volta, il 41 per cento ha avuto paura per la sua incolumità fisica mentre più della metà (55%) ha denunciato periodi di stress e ansia o attacchi di panico a seguito delle molestie e delle minacce online.

Su Telegram (nello scorso aprile 2020 oltre 43mila iscritti in due mesi, 21 canali tematici collegati e un volume di conversazioni che si aggira sui 30mila messaggi ogni giorno) si sono scoperti foto e video di atti erotici e sessuali pubblicati senza il consenso delle vittime (non solo maggiorenni ma anche minorenni) e utilizzati per mettere in scena il “rito” dello stupro virtuale di gruppo.

Serena, 21 anni, studia fuori sede e da qualche giorno ha sospeso tutti i suoi account social perché è diventata vittima del gruppo Telegram dedicato al revenge porn, dov’è finita suo malgrado con nome, cognome e scatti personali. “Qualcuno ha preso delle foto dal mio profilo Instagram e le ha pubblicate sul gruppo. Non mi vergogno di quelle immagini, è tutta roba pubblica, ma è stato un po’ come gettare un pezzo di carne in un gabbia di cani affamati”.

L’esposizione, la gogna e poi gli insulti. “Non ho fatto troppo caso ai primi messaggi arrivati, non è raro che qualcuno ci provi sui social. Poi però sono passati agli insulti, di quelli che di solito vengono riservati alle donne. Uno di loro mi ha detto: fai la troia e poi non ci stai? Sono felice che ti abbiano messa su Telegram”.

(https://www.wired.it/internet/web/2020/04/03/revenge-porn-network-telegram/?refresh_ce=)