L’Isola a nord-est di Atene, Evia, sta bruciando ormai da più di una settimana. Il paese, nell’ultima settimana ha visto la temperatura più alta mai registrata, 46.1 gradi centigradi, e l’ondata più calda degli ultimi 30 anni. L’incendio più vasto è quello di Evia, dove 650 pompieri hanno unito le forze nel tentativo spegnerlo. Nelle giornate più colpite sono state portate a termine più di 60 evacuazioni ogni due giorni e da luglio si possono contare più di 580 fuochi.
Gli incendi stanno costringendo centinaia di greci, tra cui specialmente gli anziani che hanno dedicato la loro intera vita da adulti a crearsi una vita sull’isola, a dover fuggire nel mezzo della notte, per poi cercare “rifugio” su sedie sdraio in spiaggia o altri luoghi certamente non paragonabili ad un’abitazione. Sono stati filmati anziani che provano a spegnere gli incendi con pompe da giardino e secchielli. Scene che non ci capita di vedere spesso, ma che davvero non vorremmo vedere mai. Purtroppo, però, di scene così ne stiamo vedendo sempre di più, con maggiore frequenza e, se la situazione del cambiamento climatico non viene affrontata seriamente da chi ne ha il potere, e il dovere, continueremo purtroppo a vederne sempre di più.
Le temperature torride che hanno colpito l’Europa quest’estate non si possono più spiegare come ondate di calore tipiche della stagione. Sono un’ovvia conseguenza della crisi climatica che stiamo vivendo, e un episodio disastroso come quello in atto non dovrebbe assolutamente stupire.
In un report rilasciato poco tempo fa, le Nazioni Unite dicono chiaramente che il problema deriva principalmente dall’azione umana. Greenpeace Grecia chiama per un’azione urgente di protezione della biodiversità del paese e dichiara la necessità di affrontare il problema dalle radici. L’ONG dice ai politici di “stare zitti e lavorare”.
L’Unione Europea ha preso in mano la situazione e ha mobilizzato una delle operazioni di aiuto pompieri più grandi d’Europa per aiutare i paesi colpiti dai fuochi, specialmente la Grecia.
Il Primo Ministro greco Kyriakos Mitsokasi si scusa perfino dell’azione di prevenzione degli incendi sull’isola che dichiara insufficiente e promette una ricompensa in denaro alle persone colpite e un progetto che vede la piantagione di migliaia di alberi antincendio così da evitare in futuro che si ripeta un disastro di simili proporzioni.
I cittadini greci però non trovano molto conforto in queste parole. Vedono un governo che era a conoscenza di quanto poteva succedere ai propri cittadini nel caso di incendi di questa portata e non gli possono perdonare la totale incapacità di salvaguardare il benessere dei propri cittadini e del proprio territorio. Il danno causato dagli incendi peserà infatti sul paese su molti fronti. Il sindaco di Monokaria, un villagio di Evia, Klelia Dimitraki, esprime il suo sconforto e timore: “Un olocausto. Tutti i villaggi, l’intera zona è finita, finita.”
È di vitale importanza che cittadini e governi non aspettino di dovere subire e vivere in prima persona le conseguenze della crisi climatica prima di prenderne atto.
È ormai da un paio d’anni che Protection4Kids lavora attivamente per aiutare quelle persone che hanno perso, o sono fuggite dalla propria casa, come i rifugiati del campo di Lavrio in Grecia. L’obiettivo di Protection4Kids è quello di offrire il nostro appoggio e assistenza a chi ne ha bisogno e nel migliore dei modi, mettendo al primo posto la salute delle persone e dell’ambiente. È per questo motivo che ci siamo immediatamente attivati per capire quale sia la modalità migliore di intervento a supporto dell’emergenza. Siamo in contatto diretto con i referenti responsabili della gestione dell’emergenza in Grecia, con i quali stiamo coordinando le operazioni di soccorso.