Una storia di migrazione raccontata in prima persona
Come si racconta la migrazione senza fermarsi agli slogan o alle narrazioni polarizzate che dominano il dibattito pubblico?
Il modulo guidato da Remon Karam offrirà una prospettiva diversa: quella di chi la migrazione l’ha vissuta in prima persona. Un’occasione per ascoltare un’esperienza diretta, senza filtri né intermediari, e comprendere cosa significhi attraversare un percorso migratorio da minore non accompagnato.
Attraverso la sua testimonianza rifletteremo su come affrontare il tema della migrazione con uno sguardo più consapevole, capace di superare stereotipi e semplificazioni. Il racconto personale diventerà così uno strumento per comprendere la complessità del fenomeno migratorio e per promuovere una cultura fondata sui diritti, sull’inclusione e sul dialogo.
L’esperienza di Remon dimostra come una storia individuale possa trasformarsi in un’occasione di crescita collettiva, contribuendo a costruire una società più informata e capace di guardare oltre i pregiudizi.
Una storia di resilienza e riscatto
Remon Karam nasce in Egitto, all’interno della comunità cristiana copta, una minoranza che in molti contesti è stata oggetto di discriminazioni e persecuzioni.
A soli 14 anni affronta da solo il viaggio verso l’Italia come minore non accompagnato. Sei giorni di navigazione nel Mediterraneo che diventeranno il cuore del libro Il mare nasconde le stelle, scritto dalla giornalista Francesca Barra.
Quella che poteva essere la conclusione di una storia è diventata, invece, l’inizio di un nuovo percorso.
Oggi Remon è un professionista e un attivista impegnato nell’inclusione sociale. Lavora come Case Manager per Adecco Inclusio, è Garante degli studenti presso l’Università Kore di Enna e ricopre il ruolo di Vicepresidente dell’associazione Nuova Speranza, dove sostiene ogni giorno persone che stanno affrontando percorsi simili al suo.
Oltre i numeri, le persone
La storia di Remon Karam ricorda che parlare di migrazione significa parlare innanzitutto di persone.
Accogliere non significa soltanto offrire protezione, ma creare le condizioni affinché ciascuno possa costruire il proprio futuro e mettere le proprie capacità al servizio della comunità .
Dal Mediterraneo alle aule universitarie, il suo percorso testimonia come resilienza, opportunità e inclusione possano trasformare una storia di vulnerabilità in una storia di partecipazione e responsabilità .
Ascoltare la sua testimonianza significa avvicinarsi al fenomeno migratorio con maggiore consapevolezza, comprendendo che dietro ogni dato, ogni rotta e ogni sbarco esistono vite, aspirazioni e possibilità che meritano di essere conosciute.


