CYBERBULLISMO: QUANDO LA RETE DIVENTA UN’ARMA

Il cyberbullismo è una forma

Negli ultimi anni il mondo digitale è diventato parte integrante della nostra quotidianità: oggi social network, chat, piattaforme di condivisione e giochi online ci permettono di comunicare in tempo reale superando qualsiasi barriera spaziale e temporale. 

Se è vero che questi strumenti rappresentano un’opportunità, le piattaforme social hanno portato con sé anche alcuni pericolosi “effetti collaterali”, tra cui vi è senza dubbio il cyberbullismo, un fenomeno troppo spesso non adeguatamente approfondito che riguarda l’intera società e che colpisce in maniera diretta le categorie più vulnerabili come bambini e adolescenti. A dimostrazione dell’importanza del tema, a partire dal 2022 il team di Protection4Kids ha sviluppato un proprio progetto, denominato Education4Kids, che si propone – attraverso un ciclo di incontri formativi – di fornire un’adeguata educazione digitale agli studenti e alle studentesse di diversi istituti scolastici della provincia di Treviso. 

Durante gli incontri, gli esperti di Protection4Kids hanno affrontato con gli studenti temi fondamentali legati all’uso consapevole di Internet, alla sicurezza online e al rispetto reciproco nella comunicazione digitale. Il progetto ha inoltre permesso di raccogliere dati preziosi per analizzare più da vicino il rapporto tra gli studenti e i social e per capire la reale preparazione dei giovani a questo mondo. I risultati del questionario somministrato durante gli anni scolastici 23/24 e 24/25 mostrano quanto il problema del cyberbullismo sia diffuso, ma anche quanto ci sia ancora da fare per promuovere un’adeguata cultura digitale. 

Le ferite invisibili del web: capire e riconoscere il cyberbullismo

Per comprendere in maniera esaustiva il fenomeno del “cyberbullismo”, il primo passo da fare è quello di analizzare i suoi tratti caratteristici. Con il termine “cyberbullismo” si fa riferimento ad un comportamento aggressivo, intenzionale e ripetuto messo in atto tramite mezzi digitali, come messaggi, post, immagini o video con l’intento di ferire, umiliare, minacciare o isolare una persona. 

Sebbene a primo impatto questa definizione lo possa far apparire come una versione online del bullismo tradizionale, il cyberbullismo presenta alcuni tratti distintivi che lo rendono particolarmente difficile da fronteggiare. Innanzitutto la maggior parte dei cyberbulli spesso agisce in maniera anonima, nascondendosi dietro a profili falsi, da cui non sempre è facile risalire all’autore materiale delle minacce. La seconda peculiarità di questo fenomeno è la persistenza dei contenuti online che, una volta in rete, possono restare visibili per molto tempo. Questo, assieme alla facilità con cui le pubblicazioni possono diventare virali, rende molto complicato bloccare, o perlomeno frenare, la diffusione di questi contenuti: bastano pochi clic perché un insulto o un video raggiungano centinaia, se non migliaia, di persone. Infine bisogna sottolineare che il cyberbullo può compiere queste azioni anche da casa, a qualsiasi ora del giorno, senza alcuna limitazione spaziale o temporale. Dalla descrizione delle caratteristiche appena menzionate viene evidenziato in maniera chiara come bullismo e cyberbullismo abbiano sì una radice comune, ma anche importanti differenze che rendono il cyberbullismo un fenomeno che sfugge dalle logiche del “bullismo tradizionale” e dalle modalità normalmente utilizzate per combatterlo. 

Per quel che riguarda i tratti comuni a queste due problematiche ci sono invece le conseguenze che le vittime di questi fenomeni vivono. Le vittime di cyberbullismo, così come quelle di bullismo, vivono spesso un profondo disagio emotivo che può provocare ansia e paura, nonché isolamento sociale, calo del rendimento scolastico ed una generale perdita di autostima delle persone colpite. Nei casi più gravi invece, le vittime di cyberbullismo possono arrivare a sviluppare anche sintomi depressivi o comportamenti autolesionistici che non fanno altro che evidenziare gli enormi pericoli che questi fenomeni possono causare. 

Il cyberbullismo nella legge italiana

Come naturale conseguenza della sua importanza e della sua rapida espansione, le riflessioni su come limitare il fenomeno del cyberbullismo sono giunte fino alle massime istituzioni pubbliche di diversi Paesi, soprattutto europei. In Italia la Legge n.71 del 29 maggio 2017 è stato il primo provvedimento specifico assunto dallo Stato contro il cyberbullismo. 

La norma, che tuttora rappresenta il principale riferimento normativo sul tema, prevede attività di prevenzione, tutela delle vittime e formazione, da svolgere soprattutto nelle scuole. Diverse sono le misure previste da questa norma: tra queste vi è il riconoscimento in capo alle vittime minorenni (e/o ai loro genitori) del diritto di chiedere la rimozione dei contenuti offensivi dai siti o social network. Inoltre la Legge 71/2017 prevede la possibilità d’intervento da parte del Garante per la protezione dei dati personali in caso di violazioni gravi e l’obbligo di sensibilizzazione e promozione di progetti educativi da parte delle scuole primarie e secondarie. 

Nel complesso, l’introduzione di questa legge ha rappresentato un passo avanti fondamentale nel riconoscimento e nella prevenzione di un problema contro il quale, fino a pochi anni fa, mancavano strumenti adeguati per intervenire efficacemente. 

La prevenzione un compito di tutti

Nonostante l’importante tutela legislativa introdotta, è chiaro a tutti che il contrasto al cyberbullismo richieda un significativo impegno collettivo. 

Fondamentale a tal proposito è il lavoro svolto in famiglia e a scuola da genitori e insegnanti che devono offrire ai giovani una possibilità di ascolto e dialogo evitando giudizi o critiche nei loro confronti e creando un clima di fiducia e libero confronto. Se alle vittime viene chiesto di cercare di non isolarsi rivolgendosi alle scuole, alle forze dell’ordine o a centri di ascolto specializzati, è importante che queste azioni vengano facilitate dalle famiglie che, purtroppo, spesso non si rendono conto di quel che succede ai propri figli e alle proprie figlie. 

Al fine di prevenire tutto questo risulta fondamentale fornire ai giovani un’educazione digitale adeguata che promuova un uso consapevole della rete, promuovendo empatia e responsabilità. Se dell’importanza del ruolo delle famiglie e delle scuole abbiamo già parlato, nell’ambito dell’educazione digitale un ruolo fondamentale viene rivestito anche da associazioni come Protection4Kids che ogni anno sviluppano progetti educativi di promozione di un utilizzo responsabile del web. 

Il questionario di Protection4Kids

Nell’ambito del progetto Education4Kids sopracitato, durante gli anni scolastici 23/24 e 24/25 Protection4Kids ha svolto un ciclo di incontri formativi presso l’Istituto Salesiano “E. di Sardagna” di Castello di Godego (TV). 

Prima dell’inizio del ciclo di incontri, ai giovani alunni è stato somministrato un breve questionario anonimo riguardante il proprio rapporto con il mondo digitale. 

Ai 313 studenti intervistati durante gli anni scolastici 2023/24 e 2024/25 (248 di età compresa tra i 10 e i 13 anni, 64 tra i 13 e i 15, e solo 1 con più di 15 anni), è stato chiesto se fossero mai stati vittima di cyberbullismo. A questa domanda ben 30 alunni (27 di età compresa tra i 10 e i 13 anni e 3 di età compresa tra i 13 e i 15) hanno risposto in maniera affermativa: circa 1 intervistato su 10 è stato direttamente coinvolto, come vittima, in almeno un episodio di cyberbullismo. Il dato non fa altro che confermare come il cyberbullismo sia una realtà presente anche tra i più giovani, tanto che la fascia d’età tra i 10 e i 13 anni, quella che corrisponde agli ultimi anni della scuola primaria e ai primi della scuola secondaria di primo grado, risulta essere la più esposta. 

Questo suggerisce che l’ingresso precoce nel mondo digitale, se non accompagnato da un’adeguata educazione all’uso dei social network, possa aumentare il rischio di incorrere in comportamenti offensivi e/o in esperienze spiacevoli online. In ogni caso, i dati sottolineano l’importanza di interventi educativi, mirati non solo a informare i ragazzi sui rischi del web, ma anche a rafforzare rispetto, empatia e responsabilità digitale. 

Il silenzio delle vittime: un dato che preoccupa

Il questionario di Protection4Kids proseguiva richiedendo alle 30 vittime di cyberbullismo se avessero mai parlato dei propri problemi con un adulto, indipendentemente che questo fosse un genitore, un insegnante o un’altra figura di riferimento. Le risposte ricevute rivelano un significativo e preoccupante dato di fatto: meno della metà degli intervistati (14 su 30) ha dichiarato di essersi rivolta ad un adulto in una situazione così delicata. 

Questa percentuale evidenzia come molto spesso le vittime di cyberbullismo scelgano di restare in silenzio per paura di non essere comprese, di subire ulteriori conseguenze o semplicemente perché non sanno a chi chiedere aiuto. Il silenzio, tuttavia, rischia di aggravare il disagio emotivo delle vittime e, al contempo, di favorire l’impunità dei cyberbulli, che potrebbero continuare ad agire. I dati raccolti da Protection4Kids delineano un quadro completo ed esaustivo del fenomeno del cyberbullismo tra i giovani del nostro Paese, confermandone la pericolosità e la necessità di misure efficaci per combatterlo e prevenirlo. In questo senso il progetto Education4Kids rappresenta senza dubbio uno strumento importante per educare i nostri giovani ad un uso responsabile del web.

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