Proprio in occasione della Giornata Nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia è importante affrontare il tema con maggiore attenzione. Troppo spesso lo consideriamo un problema lontano, incapace di riguardarci. Negli ultimi anni, però, anche con la diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale, il fenomeno si è trasformato assumendo nuove forme, più vicine alla nostra realtà di quanto si pensi. Per questo è fondamentale essere informati e consapevoli, per proteggere noi stessi e chi ci sta attorno.
Una minaccia che va oltre i limiti fisici
Il rischio connesso alla pedofilia e alla pedopornografia è ancora troppo spesso percepito come esterno, distante dalla quotidianità e circoscritto entro confini fisici. I dati restituiscono invece una realtà ben diversa: i contenuti pedopornografici generati tramite sistemi di intelligenza artificiale sono in aumento e non presuppongono più necessariamente un abuso fisico. La violenza si consuma anche in forma digitale, compromettendo profondamente l’integrità psicologica e sociale dei minori coinvolti.
Intelligenza artificiale, come ha cambiato il fenomeno
Negli ultimi anni, la diffusione dell’intelligenza artificiale ha profondamente ridefinito i contorni del fenomeno. Secondo i rapporti della Internet Watch Foundation e dell’UNICEF, tali tecnologie vengono oggi impiegate per la generazione artificiale di CSAM (Child Sexual Abuse Material).
Questo scenario apre questioni di particolare gravità, tanto sul piano etico quanto su quello giuridico. Attraverso la creazione di deepfake — contenuti manipolati a partire da immagini lecite e pubbliche di minori — il rischio di coinvolgimento si estende potenzialmente a chiunque. Non è solo il caso in cui venga leso il diritto all’immagine di un minore reale a destare preoccupazione: anche quando i soggetti rappresentati non esistono, le implicazioni restano profonde. Se da un lato l’assenza di una vittima fisica potrebbe indurre a una percezione attenuata della gravità, dall’altro la produzione e la diffusione di tali contenuti contribuiscono a normalizzare la sessualizzazione dei corpi infantili, alimentando domanda e consumo.
Questo scenario apre questioni di particolare gravità, tanto sul piano etico quanto su quello giuridico. Attraverso la creazione di deepfake — contenuti manipolati a partire da immagini lecite e pubbliche di minori — il rischio di coinvolgimento si estende potenzialmente a chiunque. Non è solo il caso in cui venga leso il diritto all’immagine di un minore reale a destare preoccupazione: anche quando i soggetti rappresentati non esistono, le implicazioni restano profonde. Se da un lato l’assenza di una vittima fisica potrebbe indurre a una percezione attenuata della gravità, dall’altro la produzione e la diffusione di tali contenuti contribuiscono a normalizzare la sessualizzazione dei corpi infantili, alimentando domanda e consumo.
A ciò si aggiunge una criticità operativa: la crescente difficoltà, per le forze dell’ordine, di distinguere tra contenuti autentici e generati artificialmente, con il rischio di compromettere l’efficacia degli interventi e l’allocazione delle risorse investigative.
Quando, invece, è coinvolta una vittima reale, il danno psicologico può risultare duraturo e profondo, anche in assenza di contatto fisico. La diffusione di deepfake priva la persona del controllo sulla propria immagine e la espone alla possibilità di rivivere l’abuso nel tempo, attraverso la reiterata circolazione dei contenuti online.
Statistiche nel mondo e in Italia
I dati statistici confermano una tendenza all’espansione del fenomeno. Nel 2025, l’IWF ha identificato 8029 immagini e video pedopornografici generati con l’IA che raffiguravano abusi sessuali realistici sui minori, registrando un incremento del 26% nei video rispetto all’anno precedente. Ad essere maggiormente colpite sono le bambine e le ragazze: nel 2025, il 97% del materiale video ritrae quest’ultime.
La creazione di questi contenuti non coinvolge esclusivamente gli adulti, ma anche gli adolescenti stessi. Nel 2023, in Spagna, 20 ragazze tra gli 11 e i 17 anni, sono state vittime di contenuti deepfake che le ritraevano nude. 11 ragazzi sono stati dichiarati colpevoli della creazione delle immagini e della diffusione di queste su Whatsapp e Telegram. Un altro caso è avvenuto in Romania, dove un ragazzo ha usato l’IA per ‘svestire’ le sue compagne di classe. Nel 2024, la Corea del Sud invece ha assistito ad una crisi di immagini deepfake a sfondo sessuale create con l’IA: per il 92% le vittime erano adolescenti e giovani adulti, per la maggior parte di genere femminile. In questo caso, l’80% delle persone dichiarate colpevoli e arrestate erano adolescenti.
Anche in Italia il report del 2026 della polizia statale segnala un aumento dell’attività di contrasto a fronte della crescita dei fenomeni. Nel 2025 sono stati trattati 2,623 casi, eseguite 1039 perquisizioni e 224 arresti. Inoltre è stato anche potenziato il monitoraggio dei siti analizzati: 2876 sono stati resi irraggiungibili e aggiunti alla black list.
Questo report mostra come gli addescatori online utilizzino tecniche di manipolazione affettiva per ottenere immagini, informazioni o addirittura incontri con i minori coinvolti. Nel 2025, i casi di adescamento trattati sono stati 434: il fenomeno è in crescita e spesso l’approccio avviene tramite i videogiochi online dove gli addescatori si fingono coetanei per ottenere la fiducia dei minori. Altre minacce segnalate che riguardano i minori sono la sextortion (ricatto sessuale) e il revenge porn. Nel primo caso, gli addescatori inducono le vittime a condividere immagini intime per poi minacciare la diffusione dei materiali come riccato. Il secondo caso, invece implica la pubblicazione di materiale intimi e privati senza il consenso delle persone rappresentate.
Azioni concrete: cosa si può fare
Il contrasto alla pedofilia non può esaurirsi nell’intervento repressivo o nell’adozione di tecnologie volte a impedire la creazione di tali contenuti. Si tratta, senza dubbio, di strumenti essenziali e indispensabili, ma che non intervengono sulle motivazioni e sulle intenzioni che alimentano la produzione e la diffusione di questi materiali. Per questo, la prevenzione rappresenta il primo e più importante livello di intervento, attraverso l’educazione digitale e relazionale. È fondamentale promuovere, sin dall’infanzia, una cultura del rispetto e del consenso, favorendo la consapevolezza che la violenza può assumere forme diverse, tra cui la manipolazione dell’immagine e della dignità personale.
Nel caso in cui si venga a conoscenza di materiali pedopornografici o si ritenga di poter essere coinvolti o esposti a situazioni di questo tipo, è importante rivolgersi tempestivamente alle istituzioni competenti. Il numero 114 Emergenza Infanzia e il portale della Polizia Postale e delle Comunicazioni (www.commissariatodips.it) rappresentano strumenti fondamentali per la segnalazione e l’intervento immediato. Inoltre, da novembre 2025 è disponibile la piattaforma Help4u a disposizione dei più piccoli E’ un punto di accesso sicuro e riservato per i minori che riscontrano difficoltà online e che aiuta a comprendere i fenomeni di aggressione online.
Fonti
Internet Watch Foundation (IWF), AI CSAM Report 2026, ‘Harm without limits: AI child sexual abuse materials through the eyes of our Analysists’
UNICEF, Issue Brief – February 2026, ‘Artificial Intelligence and Child Sexual Abuse and Exploitation’
BBC, ‘AI-generated naked child images shock Spanish town of Almendralejo’
Scena 9, ‘Tehnologie, rușine și tăcere: Ce învățăm dintr-un caz de nud deepfake într-un liceu din România’
Human Rights Watch, ‘South Korea’s Digital Sex Crime Deepfake Crisis’
Polizia Postale, Report 2026 ‘Tracce digitali, vittime reali: l’impegno a difesa e protezione dei più piccoli’


